Racconti dell’equivoco n.1

Risultati immagini per il politico davanti al giudice

Che pena che mi fanno le pene.

……cerca di parlare in modo chiaro, io non sopporto gli equivoci.

Mi venne rivolta questa frase , la scorsa settimana, da un amico, al quale stavo spiegando che la pena non crea più deterrenza.

…Che ci vuole a capire cosa significa,   è molto semplice, no ?

Ma il mio amico, con il quale avevamo iniziato il solito discorso, dicendo…… io li metterei tutti in galera……li manderei tutti a……..insomma i soliti discorsi, era fermamente convinto che, quanto sopra, non fosse possibile.

Cioè non sapeva che le patrie galere erano tutte al prolasso !!!

E , pertanto, l’imputato politico poteva avere solamente un codino fatto con i suoi capelli, se questo non era possibile la giuria popolare del processo lo avrebbe assolto con la motivazione: ma che cavolo è il prolasso ?

Per quanto riguarda, invece, una destinazione lontana dalla loro abitazione, anche in questo caso il mio amico ignorava che nella terra dei fuochi gli imprenditori edili non costruivano più alberghi in quanto non volevano ….scottarsi..con quelle strane costruzioni dove era necessario avere in camera  un estintore, e un pigiama di amianto.

Tutti dicevano………………………………….questi progetti edilizi puzzano  di bruciato.

A questo punto lui, il mio amico, fece cenno di capire e chiamando la moglie vicino a se le disse: ricordati che domenica avremo il sindaco a pranzo da noi.

E allora ? Ribatte la moglie ?

Allora , rispose il mio amico, puoi tranquillamente dire alla moglie che il suo modo di vestire fa…..pena.

Tanto non c’è deterrenza !!!!!!!

 

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